Bilancio Sociale 2009

Cara amica, caro amico della Bpf,

ci ritroviamo ancora una volta qui, all’interno della pubblicazione relativa al nostro Bilancio Sociale. L’occasione di questa lettera mi è ormai tradizionalmente propizia per condividere riflessioni ed impressioni sul ruolo che la Banca Popolare di Fondi ricopre nel tessuto socioeconomico di riferimento e sull’importanza del nostro modo di “fare banca”, un sistema sempre attuale anche dopo 119 anni.

Nel 2009 si è consolidata la crisi che ha coinvolto l’economia mondiale, le cui radici, oltre a trovarsi in squilibri finanziari e congiunturali, possono essere rintracciate nei profondi cambiamenti della condizione umana e dei rapporti sociali: di fronte a un’economia così importante e pervasiva, troppo di frequente fine a se stessa, sono venuti a mancare quei valori che hanno a lungo contraddistinto la società in cui la Banca che presiedo è nata e si è sviluppata. Spirito di sacrificio, fiducia e responsabilità sembrano qualità scomparse dal lessico comune e dalle prassi dei diversi operatori economici.

I mercati locali o globali sembrano aver dimenticato che il profitto non è il fine dell’economia, ma solo il mezzo che la fa muovere nella direzione dell’unico vero scopo: la tutela e il miglioramento della vita. In questa ottica la Banca Popolare di Fondi si è mossa sin dai suoi primi passi, quando i suoi fondatori vollero costituire una realtà che fosse di ausilio alla comunità locale. Già nel 1882 il capo I dello Statuto della Società Operaia di Mutuo Soccorso, da cui in seguito nacque la Banca, recitava: “La Società…ha per iscopo il mutuo soccorso ed il miglioramento morale, intellettuale e materiale dei soci fra loro, promuovendo il lavoro e le arti col premiarne il merito”.

Sappiamo che l’autointeresse può rappresentare una molla fondamentale per il progresso economico ma siamo altrettanto coscienti che alcune esagerazioni in tal senso possano trasformarsi in malcostumi in grado di distruggere l’intera economia, come tristemente dimostrato dalla corrente situazione di crisi. La buona reattività di cui hanno dato prova le imprese cooperative in tutto il mondo, proprio di fronte alla crisi, dimostra che non è anacronistico ispirare l’azione economica ad alcuni valori fondamentali come la fiducia interpersonale e la qualità delle relazioni, che restano punti cardine del nostro essere banca.

L’importanza della fiducia nelle transazioni tra individui è in realtà nota da tempo, ma gli accadimenti più recenti hanno dimostrato che spesso il modo migliore di utilizzare risorse finanziarie è quello di favorire la costruzione di relazioni e di reti di solidarietà all’interno delle quali circolino fiducia e responsabilità.

Un modello che mi sentirei di definire “Economia della realtà”, da contrapporre ai mercati anonimi di oggi in cui non c’è bisogno di entrare in relazione con nessuno per poter scambiare potenzialmente con tutti. A noi, invece, piace continuare a pensare la vita economica come una rete di relazioni comunitarie, personali, faccia a faccia.

Le teorie riduzioniste, in base alle quali solo l’impresa che massimizza il profitto sopravvive nel mercato, non considerano tanti esempi di iniziativa economica capaci di ottenere risultati positivi pur avendo obiettivi diversi, di crescere scambiando profitti presenti con profitti futuri, di vivere percorsi di sostenibilità. L’enciclica sociale “Caritas in Veritate”, regalataci nel 2009 da Benedetto XVI, parla diffusamente di queste iniziative imprenditoriali e sottolinea la loro importanza per il buon funzionamento di tutto il settore economico. Tra queste pensiamo si possa annoverare la Banca Popolare di Fondi, che nei suoi 119 anni di vita si è guadagnata sul campo una definizione a nostro avviso invidiabile, quella di “banca delle relazioni”.

 
Il Presidente

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