Bilancio Sociale 2010
Cara amica, caro amico della Bpf,
sarebbe troppo lungo e forse noioso raccontarvi su queste pagine del Bilancio Sociale una storia lunga 120 anni, anche se movimentata ed entusiasmante.
Una storia nata dal sogno di pochi uomini di buona volontà che condividevano valori importanti ed un’idea di progresso che non poteva prescindere da un obiettivo: creare le condizioni perché tutti ed ognuno potessero realizzarsi in seno alla società. E quando parliamo di realizzazione non intendiamo solo l’aspetto materiale né tantomeno quello esclusivamente individuale: pensiamo invece allo stretto legame esistente tra individuo, famiglia e tessuto sociale di riferimento, dal piccolo paese di provincia alla metropoli che tutto inghiotte.
Cosa sarebbe stato disposto a fare quel manipolo di uomini pur di realizzare lo scopo che si era prefissato? Beh, nulla di illecito, naturalmente, ma la loro determinazione portò lontano i loro sogni, tanto che oggi siamo qui a parlarne dopo 120 anni. Avrete capito che mi riferisco alla nascita della Banca Popolare di Fondi e ai suoi padri fondatori, che in una giornata di giugno del 1891 diedero corpo ad un mirabile progetto.
E la storia della Bpf, proprio in questi giorni, mi porta alla mente un'altra storia, molto più conosciuta ed importante, ma sempre frutto dei sogni di tanti giovani che, pur di realizzarli, sono stati disposti a perdere la vita: è la storia della nostra Italia, che nel 2011 compie 150 anni.
Cosa hanno in comune queste due vicende oltre al fatto di aver già attraversato tre secoli? Senza dubbio la capacità di proiettare lo sguardo lontano, nello spazio e nel tempo, di andare “oltre”: superare le difficoltà contingenti per maturare una “vision”, una proiezione di scenario futuro in cui ideali e valori potessero realizzarsi e ispirare le azioni quotidiane.
A pensarci bene la capacità di “veduta lunga” è anche il principale motivo per cui negli ultimi anni le Banche Popolari italiane hanno continuato a crescere, in termini di volumi e di numero di clienti. La capacità di preoccuparsi di un orizzonte temporale di lungo termine, per cui non è importante massimizzare i profitti nel breve periodo ma curare la crescita organica e sostenibile dei territori serviti, ha permesso loro di confermarsi come baluardo anticiclico anche nel delicato momento di crisi che l’economia sta attraversando: una crisi la cui radice profonda, per dirla con le parole del compianto economista Tommaso Padoa Schioppa, risiede proprio nella “veduta corta” caratterizzante l’operato dei principali attori economici.
L’opera di paziente prossimità alle economie locali ha consentito al sistema del Credito Popolare di sostenere, anche nel pieno del periodo congiunturale negativo, imprese e famiglie; sin dall’inizio della crisi le Banche Popolari hanno infatti messo in campo tutte le energie e le risorse necessarie per aiutare il sistema produttivo nazionale ad affrontare i momenti peggiori del ciclo economico.
Si spiegano così i circa 42 miliardi di nuovi finanziamenti emessi verso le piccole e medie imprese nel 2010 dal “Sistema-Popolari”, un valore mediamente superiore a quelli registrati dalla Categoria negli anni precedenti la crisi. I dati dell’ultimo anno confermano inoltre il permanere di un significativo differenziale di crescita tra il Credito Popolare e il dato dell’intero sistema bancario: per i prestiti alle famiglie, ad esempio, le Popolari hanno fatto registrare un +5,9% rispetto al +1,4% dell’andamento generale. Il dato più significativo, tuttavia, è quello relativo al numero di clienti delle banche della Categoria: negli ultimi tre anni, proprio quelli contraddistinti dalla crisi economica, sono aumentati di circa un milione e mezzo di unità, raggiungendo la cifra di 12 milioni.
Anche la Banca che presiedo ha contribuito in maniera significativa all’opera di sostegno dell’economia, tanto da mostrare percentuali di crescita degli impieghi notevolmente al di sopra della media nazionale; la dimostrazione migliore che si possono sfruttare anche i venti contrari per volare più alto. Ma tutto questo non avrebbe senso se non fossimo sicuri che tutto nasce dall’applicazione di quei valori che 120 anni or sono erano compresi nella vision dei nostri “Padri fondatori”: prossimità, solidarietà, partecipazione o, in ultima istanza, responsabilità sociale.
Ebbene sì, possiamo dire senza temere di essere smentiti che le persone che si riunirono in quel lontano 14 giugno del 1891 ci avevano “visto lungo”!
